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Il Dilemma del Feedback: Perché Alcuni Atleti Rifiutano le Critiche (e Come Risolverlo)

  • Immagine del redattore: Rocco Baldassarre
    Rocco Baldassarre
  • 17 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Negli sport d’élite, il feedback è ovunque—analisi video, riunioni tecniche, indicazioni a bordo campo, discorsi nell’intervallo. È parte integrante della routine quotidiana di crescita.


Eppure…Alcuni atleti continuano a bloccare ogni critica. Si chiudono, si difendono o ignorano del tutto anche il feedback più costruttivo—anche quando è espresso con chiarezza e buone intenzioni.


In Human Data Intelligence (HDI), chiamiamo questo fenomeno “il dilemma del feedback.”


Il problema non è che gli atleti non ricevono feedback.È che molti non sono psicologicamente pronti a riceverlo.

Critiche

Non Tutti i Cervelli Sono Programmati per le Critiche

Gli atleti sono allenati alla pressione, ma non sempre alla vulnerabilità.


Quando il feedback minaccia l’immagine che hanno di sé—soprattutto in pubblico o in situazioni ad alta tensione—può attivare meccanismi di difesa:


  • Protezione dell’ego: “Se ammetto l’errore, sembro debole.”

  • Mentalità fissa: “Sono fatto così, non posso cambiare.”

  • Paura di fallire: “Se ascolto questo feedback, confermo di non essere abbastanza bravo.”

  • Bassa regolazione emotiva: “Anche se non lo è, questo mi sembra un attacco personale.”


Queste reazioni non sono mancanza di maturità o arroganza.Sono radicate nel profilo psicologico individuale.


Come HDI Misura la Coachability (e la Resistenza al Feedback)

In HDI non ci limitiamo a osservare il comportamento.Lo quantifichiamo. Nei processi legati al feedback, ci focalizziamo su tre indicatori fondamentali:


  1. Coachability (Apertura al feedback)

    • Disponibilità ad ascoltare, riflettere e applicare indicazioni anche quando mettono in discussione convinzioni personali.

  2. Regolazione Emotiva

    • Capacità di rimanere aperti e lucidi anche di fronte a input emotivamente delicati.

  3. Consapevolezza di Sé

    • Una visione realistica di sé stessi, che comprenda sia i punti di forza che le aree di miglioramento.


Quando questi punteggi sono bassi, il feedback viene percepito come una minaccia invece che come una risorsa.


Caso Studio: Il Difensore Sulla Difensiva

Un difensore centrale, in un club di alto livello, mostrava grande potenziale in allenamento ma non riusciva a fare il salto in partita. Gli allenatori segnalavano una scarsa reattività alle correzioni, anche minime. L’analisi HDI ha evidenziato:


  • Coachability sotto la media

  • Bassa regolazione emotiva

  • Forte orientamento all’ego, legato alla necessità di dimostrare perfezione


Invece di ridurre il feedback, il club—con il supporto di HDI—ha scelto di modificarne la modalità:

  • Sessioni private prima di riceverlo in gruppo

  • Enfasi sul potenziale di crescita, non sull’errore

  • Allenamenti per reinterpretare il feedback come uno strumento di leadership personale


Nel tempo, la resistenza è diminuita—e le prestazioni sono migliorate sensibilmente.


Strategie che Funzionano Davvero

Se un atleta non reagisce al feedback, alzare la voce o essere “più diretti” non serve.

Cosa funziona invece?


Personalizzare l’approccio: adattare stile e tono del feedback in base al profilo psicometrico (alcuni vogliono chiarezza, altri emotività).

Preparare il terreno: spiegare perché si dà feedback e come può aiutare.

Allenare la ricezione del feedback: insegnare pratiche di riflessione e autocorrezione.

Normalizzare la vulnerabilità: creare una cultura dove sbagliare è parte del miglioramento.


Il feedback non è solo una competenza per allenatori.È una capacità da allenare anche per gli atleti.


Conclusione: Da Minaccia a Vantaggio

Nel contesto giusto, il feedback è un regalo. Ma per molti atleti, all’inizio sembra una minaccia.


In HDI aiutiamo i club a decifrare la psicologia dietro alla resistenza—e a costruire sistemi che trasformano il feedback da frizione a leva di crescita.


Perché negli ambienti ad alte prestazioni, chi si adatta più velocemente non è il più talentuoso.


È il più recettivo.

 
 
 

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